martedì 26 febbraio 2008

Il passo più importante

Quando lingue di fuoco fuggono dai sentieri della rabbia, esse levigano le pareti più dure del rancore.
In un continente di acqua si aprono gli orizzonti che vedono il tardo crepuscolo spegnersi e abbandonare l'aria satura di sale, che accecante domina gli occhi, che piangono.
Brillantemente blu, lunghe e gonfie, esse si immergono in un mare che non sembra averne bisogno.
Pensieri viola e celesti, volano come gabbiani, sussurrati dal morbido cullare, e non rassicurano la vicinanza della stabile terra.
La luce piano evade, ma gli occhi ruvidi vedono ancora. Semplicemente come i suoi occhi, compaiono le ragioni per cui tanto patire, per questo duro soffrire.
E imbottigliato dentro a una vitrea verde, galleggio pacifico, consapevole di saper vedere, con il passo più importante da fare appena uscito.
Prima cosa, aspettare, pazientare, sperare di arrivare su una accogliente riva gialla dalla quale distinguere i colori.

giovedì 21 febbraio 2008

Into the wildDiretto da Sean Penn e basato su una storia vera, quella di Christopher McCandless, questo film che ho avuto il piacere di vedere ieri sera è dannatamente bello, se non quasi un capolavoro.

Tutto quello che ho per la testa si è materializzato su quella pellicola. In breve, la storia è quella di un ragazzo benestante che una volta laureatosi abbandona la civiltà, perchè secondo lui è quella che ci ha rovinati. E allora dona tutti i suoi soldi e zaino in spalla, senza dire niente alla famiglia, farà un grandioso viaggio nella natura dell'America Occidentale, evitando come la peste le città, tanto che quando ne capiterà in una, si sentirà a disagio e con la voglia di allontanarsi il più presto possibile.

E sul suo cammino verso l'Alaska incontrerà varie persone che gli doneranno qualcosa di spirituale, come farà lui stesso per loro. E quando non ci sono queste persone, c'è solo lui e la natura, tanto che di fronte ad alcuni spettacoli non può fare a meno di commuoversi. Corre coi cavalli selvaggi, fa rafting nelle rapide, si trova a contatto con lupi e orsi, saluta gufi e resta in tranquillità con i cervi.

Anzi, nel suo diario personale, scriverà che la tragedia più grande della sua vita è quella di aver ucciso un alce e non essere riuscito a conservarne la carne, attaccata dalle larve. Lo spreco di una vita che in pochi capirebbero.

La sua fuga dalla civiltà dura due anni ed è divisa in più capitoli, narrati dalla sorella la quale, conoscendo la crisi familiare, sa benissimo perchè il fratello se ne è andato. Il film è in flashback, tranne le scene in Alaska, sul Magic Bus, l'ultima dimora di Alexander Supertramp....: Christopher McCandless.

Il film dura più di due ore ed ha un ritmo molto lento e riflessivo, infatti la maggior parte dei (pochi) spettatori, tutti dirottati da sale piene in cui trasmettevano film con Raul Bova, si annoiava. Non io, che più di tutti mi sentivo dannatamente coinvolto e non solo per i motivi apparenti. Un film che non consiglio a tutti, ma solo a chi è in possesso di una particolare anima selvaggia...

mercoledì 20 febbraio 2008

Davanti c'è solo colori...dietro solo ombre


In realtà la luce varia...quella di un neon non è quella del sole, quella di un fuoco non è nè un neon nè un sole.
Al sole l'energia divampa, si espande e copre tutta quella porzione di mondo nel quale l'egocentrismo ha un fulcro, il mezzogiorno.
Tutto il resto è ombra, sempre. Non bisogna avere paura dell'ombra, ma è consigliabile non spendere energie, che non troverai alla spesa prima del giorno dopo.
Il fuoco è, come dire, la fonte di energia cauta e moderatrice che accompagna le ombre e sogna insieme a te una luce che tu hai nell'anima, la vita.
Questa vita è data dal sole, tutto è imprescindibilmente dato da lui: acqua, che si muove attraverso l'evaporazione, aria, che nasce dalla fotosintesi e dallo scambio gassoso delle acque, terra, che produce al suo riscaldarsi e al suo assorbire energia, fuoco, energia.

E' più poetico di quanto veda, i giochi di luce che produce a ogni secondo della sua presenza.
Capovolge l'umore allegro e sofferente delle persone, e uccide chi non crede in lui.
Come? Togliendo la luce dalla sua anima...che fredda rimarrà come il lato oscuro della luna, non facendogli o le credere nell'amore, turbando i sentimenti, picchiando il suo umore ghiacciato contro le persone che possono scioglierlo...da qui l'odio, quell'odio che invidia i passi dell'amore, o i raggi accolti nel cuore.

Come voi, per un giorno migliore, scenderò le scale della mia posizione e cercherò di trovare l'amore che oggi il sole mi ha dato.

martedì 19 febbraio 2008

Se poi un giorno vorrai, ti siederai accanto a me, e parleremo...


Tanti sono i discorsi che escono dalle nostre bocche,
tanti e inutili,
pieni di ottimismo,
pieni di fiducia,
pieni di morale,
pieni di discorsi che non fanno una piega,
pieni di amore per il prossimo,
pieni di quello che vogliamo essere
ma non siamo.



Se le parole fossero atti,
ci troveremmo già dall'altra parte dell'universo,
a coltivare robot prodotti da piante,
saremmo immortali e giusti,
saremmo felici ed eguali.

Ma non sono io a dirvi che non è così,
sono le ore che passano quando siamo soli che lo dicono,
e sono così anche i minuti che passiamo in bagno,
mentre ci masturbiamo,
provocandoci la voglia di fare qualcosa,
che si presenta poi essere inutile,
quando sei di nuovo solo,
perchè la realtà è un'altra,
e vive tra di noi.

E pensi,
se la morte fosse vicina o lontana,
che importanza avrebbe morire,
se non esistessero rimpianti?
Se non esistesse la sofferenza?

Gli animali, sono così,
perchè sono semplici,
non noi.
Muoiono per mangiare, ed è normale,
anche gli uomini,
ma non noi.

A noi viene donato tutto,
viene porto tutto,
solo la morte ci può togliere qualunque cosa,
per questo non bisogna avere niente addosso,
essere nullatenenti,
per non avere paura della morte.
Avere l'anima leggera aiuta a volare...
Per questo parlare con gli altri è importante per sentirsi leggeri,
ma devono parlare tutti e poterci riuscire, altrimenti il nibbio casca per il dirupo...

lunedì 18 febbraio 2008

Un volo prima di cadere

Avere vent'anni, in questa epoca, non vuol dire più niente. Facciamo le stesse cose dei trentenni, quarantenni e se vogliamo anche dei cinquantenni.
Alcuni anche cose che fa mio nonno.
Non abbiamo più orecchie che ci permettono di sognare melodie, non abbiamo più occhi per vedere chi ci sta intorno, abbiamo la bocca che spara fiato come un tubo di scappamento di una macchina che lascia puzzo e rumore.
Non abbiamo più voglia di sentire l'odore dei nostri amori, non c'è più contatto con le persone.
Facciamo sesso per classifica, viviamo per la classifica.
Chi vince, chi perde, c'è addirittura chi pareggia, come chi va in purgatorio.
Io da piccolo mi ricordo che dicevo: - Mi accontento di andare in purgatorio, meglio che di andare all'inferno.-



Avere l'amore in questo mondo è diventato impossibile, che programma le guerre come programma i cartoni animati da trasmettere in televisione.
Tutti noi viviamo per dare i soldi a chi fa le guerre, perchè fino a che esisterà la scala gerarchica, esse esisteranno sempre, come esiste la solitudine di chi combatte contro di loro con le semplici armi che la natura gli ha donato, l'amore.
Essere migliori non porta a niente, solo a guerre con se stesso lottando per sconfiggere ciò che è lui stesso. Almeno, in questa dannata città! E poi cosa vuol dire essere migliori? Ci rinneghiamo tutti a questo modo? Dobbiamo farci veramente schifo...per questo ci uccidiamo, e rinneghiamo l'amore reciproco, preferendo darlo a un cane, o a un gatto, o a un topo.


Avere le difficoltà è normale, vivere nelle difficoltà vedendo la prorpia vita proiettata nelle difficoltà, è ingiusto, soprattutto se queste hanno provenienza dalle ingiustizie. L'ingiustizia è la più complicata delle difficoltà, perchè ti rapisce dal cammino che percorri nella vita, dove avevi dei sogni e dei desideri, per il quale hai lavorato duro cercando un giorno di ottenerli.
Questo mi fa pensare quanto facciano comodo le ingiustizie, a chiunque non è ciò che è. E penso che sia pieno il mondo di costoro.



Avere la malinconia, oggi, può uccidere, con questo silenzio apparente.

venerdì 1 febbraio 2008

La realtà dell'arte


L'arte è la ricerca del piacere. O uno sfogo nella disperazione.
Nessuno produce per il puro scopo di creare qualcosa, senza provare emozioni.
Questa è l'arte, semplicemente.
Da qui lo spunto per approfondire questa "ricerca" o questo "sfogo", arrivando alla situazione attuale di essa.
Viviamo in un periodo oscuro, dove i meccanismi antropologici dell'uomo cambiano forma modellandosi con le opere del progresso/regresso, e le sensazioni sono soggiogate dal contenuto post industriale con il quale abbiamo a che fare ogni giorno.

I soggetti che hanno sempre fatto parte di un artista sono i posti e le persone incantevoli che incontra nei suoi spazi e nei suoi viaggi, le donne che incontra nella sua vita che posso essere amanti, amiche, o donne sognate e desiderate, e poi la fantasia che l'artista stesso possiede.
Le tecniche di colore, la freddezza o il calore della mano, i sentimenti e la sensibilità della sua anima. Qualità che hanno ispirato le società che si atrofizzavano nelle loro vallate.
Possono oggi, questi contenuti, essere di buono stampo per un artista?
Nella mediocrità dell'arte, anzi, nella sua totalità, molti di noi sono artisti che meritano di essere considerati a un buon livello internazionale, perchè quando parliamo di espressione, tutti noi lo facciamo con forte motivazione e dedizione nella vita quotidiana, essendo ottimisti, in tutte le forme artistiche, perchè è il punto di vista di chi produce, e quindi necessita di essere accolto come il SUO pensiero.
Ma anche a essere negativi, siamo artisti ogni giorno che cerchiamo di cavalcare l'onda della conformazione sociale nelle università, al lavoro, nelle feste, ai supermercati quando dobbiamo scegliere un prodotto.

Cavalcare l'onda, o essere trascinati sotto l'acqua salata che ti spacca le ossa sulle rocce, e bene o male ti fa arrivare sulla riva?
Questa non è arte però di un concorso di surfisti, questa è la metafora di un surfista, che si deve sentire adrenalinico sull'onda, quando la cavalca...Ma chi è adrenalinico in questa vita se non un ragazzino alle prime esperienze o un adulto che, per esserlo, deve andare fuori dalle regole? Queste regole o concetti che ti imprigionano in una sorta di prigione all'aria aperta? E se le sgarri, come ad esempio andare in un senso mentale opposto, ti condannano ai lavori forzati o a quella stanza circondata da sbarre?
La realtà è che lo stereotipo dell'artista è inquadrato bene come quello di qualsiasi altro personaggio quotidiano, e se è così, non è un artista.
L'artista avanza prima di chiunque altro scienziato in campi inesplorati, e la sua fantasia basa su nozioni reali realizzabili...se prima era l'arte che faceva avanzare un popolo nel progresso, ora è l'arte militare che ha preso il suo posto. Adrenalina autodistruttiva, e questo non va bene...
Per spiegare l'adrenalina "buona" serve ritornare ai bisogni di un artista, ovvero la ricerca della felicità, lo sfogo dalla disperazione; oggi sentire novità in campo artistico è quasi una scocciatura o un argomento da affiancare al Grande Fratello, mentre invece l'uomo deve, ripeto, DEVE cambiare atteggiamento verso essa, e esserle amante e protezionista, per non farla rovinare dall'ambiente malato circostante. Capirla o riuscire a comprenderla, fino a che non fiorisce ed abbia espresso materialmente i colori della sua bellezza in ognuno di noi che poi, soggettivamente, trasformerà in colori propri.
E quando i colori si saranno espressi alla luce del sole, altri colori e sfumature si creeranno grazie
all'evoluzione delle cose, come movimenti nuovi, pensieri nuovi, oggetti nuovi, idee nuove, non solo colori, ma dove essi si accostano ad aria nuova, terre libere e acqua limpida e fresca.
Proclamo quindi a gran voce che l'arte è l'unica strada da vivere per migliorare il mondo...

Continuerà...............

P.S. buona arte anche a voi